<< Così, stranamente, quando sono fotografato, l'unica cosa che io sopporto, che amo, che mi è familiare, è il rumore della macchina fotografica. Per me, l'organo del Fotografo non è l'occhio (che mi incute terrore), ma il dito: ciò che è legato allo scatto dell'obbiettivo, allo scorrimento metallico delle lastre (negli apparecchi che ancora ne fanno uso). Io amo questi rumori metallici quasi voluttuosamente, come se, della Fotografia, essi fossero precisamente quello - e quello soltanto - a cui il mio desiderio si afferra, spezzando col loro breve schiocco il velo mortifero della Posa. Per me, il rumore del Tempo non è triste: amo le campagne, gli orologi a pendolo, i cronometri - e mi ricordo che in origine il materiale fotografico derivava dalle tecniche dell'ebanisteria e della meccanica di precisione: in fondo, gli apparecchi fotografici erano degli orologi da guardare, e forse, dentro di me, qualcuno di molto vecchio ode ancora nell'apparecchio fotografico il rumore vivente del legno. ...>> (Roland Barthes, "La Camera Chiara" - 1980, Einaudi).
In questo pomeriggio piovoso le riflessioni di Barthes hanno il merito di avermi riportato alle sensazioni di anni fa, in cui le mie macchine fotografiche avevano un volèe metallico che, scorrendo fuori, apriva agli occhi della pellicola il mondo visto dall'obbiettivo. Dove le batterie erano superflue, ma l'autonomia di un caricatore era di 12 pose, la messa a fuoco ovviamente manuale e l'otturatore aveva un suono che già raccontava cosa il fotografo stava cercando. Personalmente non mi volto mai con nostalgia verso il passato, perchè sono consapevole di tutti i vantaggi che oggi la tecnologia è in grado di offrirmi, ma allo stesso tempo non posso dimenticare tutti quei particolari e quelle sensazioni che mi hanno accompagnato per anni e che non ho ancora saputo e voluto dimenticare.
Buona Pasqua a tutti voi!
Ecco un'immagine a cui sono particolarmente affezionato: la metafora del matrimonio rappresentata dai due inglesini ritratti in questo scatto mi ha sempre comunicato tenerezza e complicità. La vera bellezza traspare, secondo me, proprio dalla percepibile spontaneità dei due piccoli accostati alla soglia della chiesa, con il riso appena gettato dagli invitati ancora lì, per terra. Un indizio che il rito bene augurale appena rivolto ai veri protagonisti della giornata, gli sposi, può essere letto in maniera altrettanto propiziatoria per questi due bimbi: che il loro futuro sia radioso.
Quanto a me, sentivo che avrei dovuto seguirli, e finalmente...click.

[AG]WPJA ha premiato questa immagine nell'ultimo contest - Q4 2008 tema "Kids (Being Kids)".

Pensare a Escher e alle sue scale impossibili, visualizzare in immagine questo concetto con una riflessione: scale all'infinito che si incrociano.
Scorrendo in rete alcuni geniali oggetti di Escher, si scopre che le sue prospettive nascono proprio da un particolare punto di vista: spunto da considerare ad esempio quando la location è l'imponente scalinata interna del Castello di Miasino affacciato sul lago d'Orta.
Il risultato di questa ripresa è la Menzione d'Onore - nella categoria Matrimonio, con pubblicazione - del premio di "Qualità Creativa in Fotografia Professionale" dell'anno 2008 organizzato dall'Associazione Nazionale Fotografi Professionisti e valutato da una giuria di rara eccellenza.
Per chi è curioso e desidera approfondire Escher, ecco un link di riferimento.

Vorrei cominciare così. Con un simbolo di speranza.
Anche in periodi così complicati, come quelli che stiamo vivendo, sono convinto che la luce saprà farsi largo. E avrà la meglio. A volte forse vediamo il buio, ma dimentichiamo che da qualche altra parte c'è luce. E' solo che sta illuminando un po' più in là.
Ma non dimentico neanche le certezze. Come quella per cui addirittura durante una lezione di Catzeddu (si lui, il grande, simpaticissimo Gianluca-Guru nazionale) a Roma succeda qualcosa. E quindi un'occhiata alla finestra, un raggio di luce che buca il tetto di nuvole, un rapido cenno alle impostazioni della D3 (solo in prestito, per 3 giorni)..e.. un click. Attraverso un vetro, ma meglio di niente.
Il mio blog perciò parte da qui, con speranze, ma anche con alcune certezze. Ed è curioso come speranze e certezze riescano a fondersi per costruire il cammino di ognuno di noi. Questo credo sia un assioma che coinvolge tutti, grandi e piccoli, buoni e cattivi, esperti e iniziandi, saggi e impavidi.
Si parte dunque.
Seguitemi.