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RAPPORTI TRA LA FOTOGRAFIA E IL LINGUAGGIO VERBALE
Si parte con una massima di W.E.Smith, un fotografo americano del XX secolo che oltre ad aver lavorato per una testata rappresentativa e influente come Life, è stato membro di Magnum seguendo progetti che hanno messo in evidenza i devastanti effetti della seconda Guerra Mondiale. Un fotografo di spessore quindi, consapevole dell'importanza del significato all'interno di una immagine, soprattutto quando il fotografo è in grado di attribuirne uno. E allora, a cosa servono strumenti fantastici se noi non possediamo le giuste ispirazioni per utilizzarli? La mia consapevolezza oggi è quella che la fotografia, ancora prima di essere una forma d'arte o di un sistema utilizzato per registrare la realtà, sia uno strumento di comunicazione, che mette in relazione il fotografo con l'osservatore. E perchè questo rapporto funzioni è necessario che l'immagine, in un qualche modo, racconti qualcosa. Se questo non accade l'interesse di chi osserva precipita e questo porta all'unica e inevitabile considerazione: quella foto non funziona. E non funziona semplicemente perchè non racconta nulla. In un modo o nell'altro allora, per destare l'interesse verso lo spettatore si deve comunicare un messaggio (per far percepire appunto), quindi la fotografia d'ora in avanti la considererò (allo scopo di queste discussioni ovviamente) principalmente un sistema per trasmettere dei significati, o meglio ancora un sistema codificato per trasmettere significati, cioè in una parola, un linguaggio. E con un appropriato uso del linguaggio, lo sappiamo tutti, si comunica meglio e in modo più efficace. Ma allora quali sono i rapporti tra il linguaggio fotografico e quello più comunemente utilizzato, il verbale? Io li ho riassunti in questo modo:

Ve li mostro senza remore, anche perchè prima di pubblicarli qui li ho mostrati a un paio di docenti universitari che dopo aver letto hanno annuito e poi mi hanno guardato basìti. Hanno trovato incredibile che un fotografo di matrimonio potesse trarre queste considerazioni, ma a voi confido che solo metà di queste riflessioni mi appartengono, le altre sono farina del sacco di mia moglie Serena, che si occupa di comunicazione. Questi facili parallelismi sono perciò linee guida che mi accompagnano da tempo e che da oggi vorrei condividere con voi. Partendo dall'inizio: la tecnica fotografica può essere rapportata alla sintassi, cioè alla grammatica. Come può uno scrittore esprimersi senza conoscere le regole grammaticali? E come può un fotografo creare senza avere le basi tecniche della fotografia? Entrambi non potrebbero, fino al momento in cui non fossero in grado di maneggiare i fondamenti delle loro specializzazioni. Proseguendo: ma se anche conoscessimo tutti i segreti della tecnica fotografica, saremmo tutti dei fotografi incredibili? Io non credo, perchè allora qualunque scrittore che conoscesse la grammatica sarebbe in grado di creare romanzi coinvolgenti e emozionanti, ma così non è, a meno che non faccia ricorso all'uso della 'semantica'. Per questo è importante, aggiungerei fondamentale, includere in ciò che facciamo quella che viene definita la 'forza espressiva': la capacità tutta umana di trasmettere emozioni grazie agli strumenti a disposizione (una penna e un foglio, oppure una macchina fotografica) combinando la tecnica e unendola alla forza espressiva, alla creatività, in modo da raggiungere l'obiettivo originario, almeno per un fotografo: comunicare emozionando. Per finire: se la combinazione tecnica ed espressiva funziona possiamo arrivare al punto che ci eravamo prefissati di raggiungere, cioè trasmettere un concetto con indubbia efficacia: colpire ed emozionare l'osservatore (non importa ora se positivamente o meno). Il risultato è che le nostre foto, in una parola, verranno comprese e probabilmente sortiranno l'effetto voluto dal fotografo. Tutto ciò in un click. Incredibile? Forse no. LA PUNTEGGIATURA Nel linguaggio scritto la punteggiatura è intimamente connessa con la sintassi in quanto necessaria per guidare il lettore alla corretta interpretazione delle frasi e della relazione tra di esse. I segni di punteggiatura hanno quindi lo scopo di ricostruire le pause, l’intonazione e le variazioni di tono che si sentirebbero in un discorso, aiutano quindi a dare ritmo alla frase e a mettere in evidenza alcuni concetti. Allo stesso modo nel linguaggio fotografico possiamo utilizzare degli accorgimenti per sottolineare, evidenziare o semplicemente dare più tono alla nostra frase visiva. Tutto ciò, lo ricordo, sempre nell'ottica di richiamare l'attenzione dell'osservatore. Eccovi tre esempi di utilizzo della punteggiatura in fotografia: - Virgolette: di norma utilizzate per circoscrivere una parte del discorso, staccandola prospetticamente dal resto della frase. Nel caso sotto come si può vedere ho sfruttato questo concetto con l'utilizzo delle pareti e dell'illuminazione che convergono sul soggetto per indirizzare l'attenzione in maniera mirata. 
- Le parentesi tonde, che vengono utilizzate per gli incisi. Qui sotto un classico utilizzo di fuoco selettivo per staccare un elemento del discorso visivo dal resto del contesto. L'attenzione in questo caso si concentra sul bouquet della sposa sottolineando anche una passione personale per il biliardo. Un ulteriore messaggio viene affidato alla simbologia dei numeri, lasciando in evidenza la pallina numero 2. 
- Punto esclamativo, l'enfatizzazione realizzata con un particolare tipo di illuminazione. In questo caso l'enfasi visiva l'ho realizzata sfruttando l'illuminazione sovrastante il soggetto, che da un lato ne delinea la figura staccandola prospetticamente dallo sfondo, e dall'altro sottolinea l'importanza del contesto in cui lo sposo è protagonista. 
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